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L'Opera seria e la sua riforma

L'unità
ci illustra le forme dell'opera al suo nascere. Assistiamo
al duetto tra Nerone e Poppea, tratto da "L'incoronazione
di Poppea", di Claudio Monteverdi, su libretto di Giovanni
Francesco Busenello, prima a Venezia presumibilmente la sera
di Santo Stefano del 1642. Il musicologo Giampiero Tintori
fa un breve riepilogo della nascita del melodramma. Nata a
Firenze, passata a Mantova e poi Venezia, nel 1651 l'opera
emigra al Sud. "L'incoronazione di Poppea" viene
infatti eseguita a Napoli dai Febi Armonici. Francesco Provenzale,
maestro di cappella di Napoli, viene affascinato dall'opera
di Monteverdi e scrive, sullo stesso stile, "La Stellidaura
vendicata" e "Lo schiavo di sua moglie". Il
suo posto viene poi preso da Alessandro Scarlatti, che diventerà
uno degli esponenti più importanti dell'opera settecentesca.
Assistiamo a una scena di "Adriano in Siria", di
Giovanni Battista Pergolesi, importante compositore della
scuola napoletana, e ad alcuni intermezzi buffi. Il musicologo
Lorenzo Bianconi racconta che alla fine del 1600 il melodramma,
secondo il modello del teatro elisabettiano, era uno spettacolo
molto lungo, aperto al pubblico più misto, senza pause
tra un atto e l'altro, che conteneva momenti comici e più
rilassanti, corrispondenti circa al passaggio tra un atto
e l'altro. Il modo di fruire lo spettacolo era assai diverso
da quello di oggi. Il pubblico entrava e usciva durante la
rappresentazione, faceva visita agli amici e, spesso andava
a teatro soprattutto per incontri amorosi. All'inizio del
Settecento i drammi comici, presi dalla commedia dell'arte,
con la sua specifica caratterizzazione dei personaggi, diventarono
autonomi, furono chiamati "intermezzi", ed ebbero
molta fortuna. Infine assistiamo a una scena dell'opera "Artaserse"
di Johann Adolf Hasse.
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