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Il cantante è per il gran pubblico
il fulcro
dello spettacolo operistico, quello su cui maggiormente
si concentra la sua attenzione e su cui esprime i suoi giudizi
più convinti e partecipati. Il canto lirico, il canto
impostato come si usa dire, in particolare l'uso del vibrato,
risuona "strano" alle orecchie di chi è abituato
alle voci "naturali" dei cantanti dei generi popolari.
Aiutano a capirlo due cantanti: Lucio
Dalla ci racconta l'ammirazione per una voce straordinaria
come quella di Caruso
(unità
80.Lucio Dalla: la commistione dei generi musicali).
Luciano
Pavarotti, nell'unità
75.Luciano Pavarotti: la figura del cantante d'opera
ci introduce direttamente nel vivo della questione con due
argomenti; il primo per così dire utilitario: il canto
impostato permette di produrre un volume di voce impossibile
con la voce naturale. Una volta non esisteva il microfono!
In un grande teatro la voce naturale si sentirebbe poco più
in là delle prime file (i cantanti che la usano, nei
generi popolari, hanno bisogno di potenti amplificatori).
Ma la spiegazione più pertinente è un'altra,
e riguarda l'espressività della voce impostata, che
non a caso richiede lunghi anni di addestramento tecnico.
Nel canto lirico la voce è trattata come un vero e
proprio strumento musicale, con tutto il potenziale e le sfumature
che questo permette: l'estensione è dilatata alle regioni
più gravi e più acute; i trapassi da un registro
all'altro sono resi fluidi, omogenei; sono possibili i più
mirabolanti virtuosismi: passaggi rapidi lungo la scala, abbellimenti
e così via. A cosa serve tutto ciò? A moltiplicare
le possibilità espressive della voce.
Il percorso può concludersi - ma può anche iniziare
- con l'unità 78.Voci verdiane.
Quinto Concorso internazionale Maria Callas. I cantanti che
da tutto il mondo hanno partecipato all'importante concorso
nel 1999 parlano di sé, delle proprie passioni operistiche,
di come si sono avviati allo studio del canto; sentiamo naturalmente
le loro performance, e restiamo sospesi fino all'ultimo sul
nome del vincitore: prima di rivelarlo ai ragazzi, possiamo
chiedere loro di esprimere il proprio giudizio, per confrontarlo
poi con quello della giuria. Anche questo è un modo
per rendere più familiare l'esperienza lirica.
Approfondimenti
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Il Percorso
verdiano n. 8 ci insegna che il canto permette
di far conoscere lo stato d'animo del personaggio,
la situazione. Applicando alla voce tutte le sottigliezze
di uno strumento musicale, il compositore può
darci, del personaggio e della situazione, un'immagine
sonora quanto mai accurata e sofisticata. Non
è un caso che mentre la voce naturale si
usa "così com'è", la voce
impostata richiede lunghi anni di addestramento.
Ce lo fa vedere bene Renata Scotto, che oltre
ad essere una grande cantante è anche una
sapiente maestra di canto, nell'unità
84.Canto lirico: a scuola con Renata Scotto.
Un bell'esempio di una medesima scena interpretata
da tre cantanti diversi, tre soprani in questo
caso, conclude l'unità
42.Giuseppe Verdi: la figura di Violetta Valéry
. La scena è la celeberrima sortita
di Violetta "Amami Alfredo"; le cantanti
Tiziana
Fabbricini, Teresa
Stratas, Rosanna
Carteri. Un altro Percorso
verdiano, il n. 13 è specificamente
dedicato a conoscere i diversi registri vocali.
Due unità ci permettono un confronto interessante:
le voci di due grandi tenori di ieri, con quelle
di due tenori di oggi: Giacomo Lauri Volpi e Mario
Del Monaco. Grandi voci del melodramma -
Luciano Pavarotti e José
Carreras. Grandi voci del melodramma. Sono
piccoli ritratti sulla loro carriera, la vita
privata, il repertorio prediletto. Squillante
e stentorea l'emissione vocale dei primi, ancora
legata, in particolare quella di Lauri
Volpi (canta il trovatore), alla tradizione
ottocentesca; più morbida quella dei secondi.
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