In genere si pensa che il lavoro del direttore si esaurisca nel dirigere: a teatro al concerto, o in ogni pubblica esibizione. Invece questo è un punto d'arrivo, il coronamento di una lunga fatica: che incomincia al tavolino, o al pianoforte. E' un lavoro molto impegnativo: il direttore è costretto a suonare, contemporaneamente, le parti di tutti gli strumenti, le quali certe volte sono trenta o anche più! Usa le dieci dita delle mani, canta, e dove non arriva né con le mani né con la voce, immagina: vede la nota scritta, e pensa, sente dentro di sé il suono. Anzi alcuni direttori (piuttosto rari) non si mettono nemmeno al pianoforte, ma pensano tutta la musica dentro, parte per parte, strumento per strumento: finché l' hanno imparata tutta, spesso a memoria.
Lo attende ora un compito di capitale importanza: le prove. Il gran lavoro del direttore, una volta che si è imparato la partitura, sta proprio qui: convincere e insegnare agli strumentisti a suonare in un certo modo. E i cantanti a cantare secondo l'espressione che trova più confacente alla situazione drammatica. Due casi esemplari sono offerti da Riccardo Muti e l'israeliano Daniel Oren. Vediamoli all'opera nelle unità dedicate rispettivamente alle prove di Traviata (Giuseppe Verdi: La Traviata. Le prove, unità 1, unità 2, unità 3 e unità 4)), in cui Muti dà fondamentali istruzioni ai cantanti Tiziana Fabbricini e Roberto Alagna; e Daniel Oren che nell'unità 39.Giuseppe Verdi. Nabucco: Va' pensiero trasforma progressivamente il canto del celebre coro in un'esecuzione suggestiva.
Un'altra prova interessante la conduce Andrea Licata con il soprano Daniela Dessì: unità 37.Giuseppe Verdi: il tema dell'amore nel Trovatore.

Approfondimenti

L'esibizione finale, di fronte al pubblico è la conclusione; il più è stato fatto. In che consiste allora quel "certo modo" di suonare e di cantare? Approfondiamo quali sono i compiti del direttore d'orchestra. Si possono riassumere così:
a) il più ovvio: far andare insieme i suonatori. In orchestra nessuno può avere più fretta degli altri; occorre una disciplina ferrea;
b) stabilire l'andamento, la velocità (che non può mai essere rigorosamente costante da capo a fondo di un brano; spesso le differenze sono considerevoli);
c) curare la dinamica e l'agogica: cioè le variazioni di intensità (piano, forte, crescendo, diminuendo; marcato, staccato, legato ecc.) e di tempo (accelerando, ritardando).
Anche quando l'autore scrive piano o mezzoforte o crescendo ecc., è evidente che si tratta di indicazioni approssimative, generiche: al direttore appunto il compito di precisarle.
d) ottenere dall'esecutore il massimo rendimento. Il direttore interviene, consiglia un certo modo di suonare, corregge. Specialmente segnala tempestivamente le entrate: spesso un esecutore tace mentre gli altri proseguono; con un piccolo gesto (della mano, del capo, degli occhi ... ) il direttore lo avverte quando è il momento giusto di riprendere a suonare: uno sbaglio di pochi secondi rovinerebbe tutto!
e) concertare l'esecuzione in vista di effetti particolari: dare maggiore o minor risalto a questo o quello strumento, a questo o quel gruppo, ottenere dagli strumenti un certo suono (per esempio suonare il violino vicino al ponticello piuttosto che lontano, con la punta dell'arco o no, in su o in giù) e così via.

I link utili di questo percorso

ita e opere di Giuseppe Verdi

~Traviata

conografia

~Un lavoro molto impegnativo
~Situazione drammatica

ocumentazione verdiana


~Daniel Oren

ltri link

~Riccardo Muti


nità audiovisive
~Vai all'elenco completo delle unità audiovisive

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